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ANGELO BROFFERIO
LA VITA
Angelo Brofferio nacque a Castelnuovo Calcea il 6 dicembre 1802.
Il padre, Giuseppe, era medico e a Castelnuovo ricoprì la carica di
"maire" sino alla restaurazione; la madre, Margherita Pavia,
proveniva da Agliano.
Sin dagli studi ginnasiali, seguiti ad Asti, Angelo Brofferio rivelò
la sua vena poetica e la passione per il teatro.
Dal padre aveva ereditato l'entusiasmo per i principi rivoluzionari
e repubblicani che caratterizzarono la sua carriera politica.
Nel 1817 la famiglia Brofferio si trasferì a Torino dove Angelo
continuò gli studi laureandosi in legge e iniziando la carriera di
avvocato che lo distinse per le sue notevoli capacità oratorie e per
la sua vocazione a prendere le difese dei deboli.
Eletto nel 1848 deputato al Parlamento Subalpino, conservò tale
carica fino alla morte avvenuta il 25 maggio 1866 nella sua villa di
Minusio presso Locarno.
Fu avversario di Cavour, di cui combatteva la politica economica;
inoltre sono celebri i suoi interventi in parlamento contro la
guerra in Crimea e per una politica in favore della popolazione più
bisognosa.
LE OPERE
Angelo Brofferio a
20 anni aveva già scritto le tragedie : “Su morre”, “Eudossia” e
“Idomeneo”, rappresentate
con successo a Torino. Più tardi, ma sempre in giovane età, si
cimentò nelle commedie, creando: “Il vampiro”, “Mio cugino”,
“Salvator Rosa” e “La saviezza umana”, rappresentate, sempre a
Torino, dalla compagnia teatrale drammatica al servizio del re,
applaudite dagli spettatori ed encomiate dai giornali letterari.
Ebbero gran successo anche a Napoli, sì che l’Accademia Pontaniana
accolse l’autore fra i suoi soci. Una commedia della maturità, a
sfondo polemico e satirico, contro Camillo Benso di Cavour, fu “Il
tartufo politico”.
Nelle tragedie si
ispirò a Vittorio Alfieri, di cui fu sincero ammiratore.
Rimasero anche
famose alcune sue liriche, tra cui quella sulla caduta di Missolungi,
in Grecia, nella lotta per l’indipendenza greca dai turchi
(1821-1826). Fu pubblicata a Parigi, tradotta in francese
dall’accademico lionese Reguy.
Più popolari
furono le sue “canzoni” in dialetto torinese dotate “di un’armonia
facile e naturale, sfavillanti di leggiadri pensieri, di motti
arguti e di felici allusioni” (Casalis, storico).
Ebbe successo
anche in qualità di giornalista, redattore capo del Messaggero, ed
in qualità di storico. Scrisse infatti la Storia del Piemonte e la
Storia del Parlamento Subalpino.
Fu anche
memorialista; scrisse infatti l’autobiografia "I miei tempi", da
considerarsi fra le migliori autobiografie della nostra letteratura.
Ne "I miei tempi" Castelnuovo Calcea è presente in moltissime
pagine, dove con prorompente vivacità e con verbosità a volte
eccessiva si snodano personaggi, luoghi e fatti interessanti.
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